Smartwatch Samsung misura la pressione e l’ECG

Sempre più dispositivi indossabili ci aiutano a tenere d’occhio la nostra salute. Samsung, già impegnata su questo fronte, ha introdotto anche in Italia le novità dei propri Smartwatch (Galaxy Watch 3 e Galaxy Watch Active 2), ovvero la misurazione della pressione sanguigna e la registrazione dell’elettrocardiogramma (ECG). Queste funzionalità si possono ottenere aggiornando l’applicazione Samsung Health Monitor. Sono quasi un milione le persone ad aver utilizzato l’app SHM sin dal suo lancio in Corea lo scorso Giugno.

I PARTNER DEL PROGETTO

Sito web realizzato nell’ambito del progetto e-RA Digitale: il consumatore incontra il web – finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018). Le attività di assistenza, consulenza, formazione ed informazione promosse nell’ambito della realizzazione del progetto e-RA DIGITALE sono rese a titolo gratuito




PA: dal 1 marzo 2021 i servizi digitali sono accessibili con la CIE

Dal 1 marzo 2021 le Pubbliche Amministrazioni hanno l’obbligo di consentire l’accesso ai propri servizi digitali attraverso l’uso della CIE (Carta d’Identità Elettronica). Le piattaforme digitali delle PA sono accessibili anche tramite SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il tempo di adeguamento a tele obbligo è dilatato fino alla fine dell’emergenza pandemica per i Comuni con meno di 5000 abitanti.

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A Milano, formazione di Microsoft sulla difesa dagli attacchi informatici

A Milano, la Microsoft House, formerà aziende e professionisti sulla sicurezza informatica e su come difendersi dagli attacchi informatici. “È essenziale che aziende, istituzioni e policy maker si uniscano in uno sforzo comune per fare la differenza, collaborando e condividendo informazioni per promuovere una cultura digitale improntata alla sicurezza. Con la nuova Cybersecurity Experience intendiamo fare un altro passo in questa direzione aiutando aziende, pubbliche amministrazioni e professionisti a rimanere aggiornati sul panorama delle minacce informatiche e sugli strumenti a disposizione per proteggersi”, ha spiegato Andrea Cardillo, direttore del Microsoft Technology Center di Milano. Tale progetto prende il nome di Cybersecurity Experience. Durante il programma formativo i partecipanti vivranno in prima persona una simulazione di cyberattacco, personalizzata in base al proprio settore, apprenderanno come capire il grado di vulnerabilità dei propri sistemi di sicurezza, ecc..

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Boom di download per la app Clubhouse, dubbi sulla tutela della privacy degli utenti

Il 2021 ha visto la clamorosa esplosione della app Clubhouse, che nel giro di poche settimane ha pressoché raddoppiato il numero i download, raggiungendo quota 8 milioni.

L’applicazione, al momento è disponibile solo per i dispositivi Apple, sta diventando sempre più popolare, tanto da influenzare le scelte commerciali degli altri colossi social: Twitter ha avviato in via sperimentale uno strumento analogo, denominato Spaces, e anche Facebook avrebbe in programma, secondo le ultime notizie, il lancio di un servizio che potrebbe appunto entrare in competizione con la piattaforma del momento.

La popolarità, tuttavia, non mette Clubhouse al riparo dalle critiche, anzi. Da più parti sono state sollevate forti perplessità relative alla sicurezza delle informazioni personali nonché alla privacy degli utenti, soprattutto per quanto riguarda la possibile condivisione e profilazione di dati da parte della società nonché alla completezza e alla trasparenza delle informazioni fornite ai fruitori del servizio. Sulla questione è intervenuto anche il Garante per la Protezione dei Dati Personali: l’Authority ha trasmesso alla società una comunicazione ufficiale in cui vengono appunto sollevate numerose criticità, relative in particolare all’informativa sulla privacy, alla registrazione temporanea degli audio, alla profilazione a scopo pubblicitario e al trasferimento delle informazioni raccolte verso gli USA.

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Tik Tok blocca l’accesso ai minori di 13 anni

Dopo i recenti, drammatici fatti di cronaca di cui si sono resi protagonisti giovanissimi utenti di Tik Tok e i provvedimenti adottati dall’Autorità Garante per la Protezione dei Dati personali, il popolare social network ha introdotto una funzionalità per bloccare l’accesso agli utenti di età inferiore ai 13 anni. La società si appresta inoltre a lanciare una campagna informativa per sensibilizzare sia gli utilizzatori della piattaforma che le famiglie nonché a valutare e l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale per la verifica dell’età, per il cui utilizzo però è necessario svolgere verifiche preliminari per tutelare il diritto alla protezione dei dati dei minori. Di fatto verranno bloccati di default tutti gli account, i cui titolari dovranno comunicare alla piattaforma la propria data di nascita: nel caso in cui l’età sia inferiore ai 13 anni, il profilo verrà cancellato. Gli utenti sono stati informati del nuovo requisito relativo all’età e al blocco degli account tramite notifiche push trasmesse attraverso la app, su cui è stata inoltre migliorata la sintesi dell’informativa privacy, e sono stati anche pubblicati alcuni banner contenenti informazioni relative agli strumenti di sicurezza e alle modalità con cui impostare il profilo “privato”.

A queste misure si aggiunge poi la possibilità per tutti gli utenti di segnalare, tramite un pulsante dedicato, qualsiasi profilo sembri appartenere ad un minore di 13 anni.

Considerando la gravità dei recenti episodi che hanno coinvolto ragazzi appena adolescenti, l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali ha deciso di rafforzare l’azione di tutela nei confronti realizzando, in collaborazione con Telefono Azzurro, una campagna finalizzata a sensibilizzare le famiglie sull’importanza di monitorare con attenzione l’attività dei ragazzi sui social.

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Con la pandemia aumenta il tempo medio giornaliero trascorso online

I radicali cambiamenti imposti dalla pandemia nonché le necessarie misure anti-Covid hanno fatto crescere in misura esponenziale l’utilizzo della Rete nel nostro Paese. La diffusione dello smartworking e della didattica a distanza ma anche un aumento generale del tempo trascorso nell’ambiente domestico nonché la necessità di ridurre al minimo gli spostamenti e i contatti con le altre persone hanno portato gli italiani a trascorrere su Internet una parte della giornata decisamente superiore rispetto a quanto non sia accaduto in passato. Stando ai risultati di un’indagine condotta da Comscore, nel mese di dicembre dell’anno appena concluso gli utenti hanno navigato in Rete per un tempo medio quotidiano di 2 ore e 46 minuti a testa, con un aumento del tempo trascorso online del 26% rispetto al 2019. A far registrare l’incremento maggiore sono gli utenti di età compresa tra i 18 e i 24 anni, con una media di oltre 3 ore e mezza al giorno trascorse online, e il 73% del tempo totale di navigazione è assorbito dalle app: tra queste hanno riscontrato un vero e proprio boom, per le motivazioni già indicate, quelle legate all’attività lavorativa (ad esempio Teams e Zoom) nonché all’attività scolastica (Google Classroom). Rilevante anche la crescita registrata dalle app legate a servizi di pubblica utilità, come Poste Id o IO.

Coerentemente con il quadro generale della situazione, i siti appartenenti ad alcune specifiche categorie hanno fatto registrare incrementi quasi clamorosi: è il caso dei contenuti legati all’educazione (+69%), alle attività e alle informazioni governative (+60%) e alla salute (+31%).

La penetrazione complessiva dell’utilizzo di Internet in Italia raggiunge quota 73%, con un divario ancora importante con altri Paesi come USA (90%), Regno Unito (86%) e Spagna (84%).

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Novità in arrivo su Whatsapp per privacy e chat di gruppo

A partire dall’8 febbraio entrano in vigore le nuove condizioni privacy di WhatsApp. La comunicazione trasmessa agli utenti della popolare app per notificare l’aggiornamento ha scatenato numerose polemiche, soprattutto per la dicitura che vincola gli utenti stessi ad accettare l’informativa privacy per continuare ad utilizzare WhatsApp. In realtà l’avviso altro non è che una modifica contrattuale unilaterale dei termini e delle condizioni di servizio, che si rende necessario anche e soprattutto in ragione dell’interazione tra WhatsApp e Facebook, con relativa condivisione di dati, che nei mesi scorsi è stata da più parti contestata: in sostanza la notifica serve a Facebook per continuare ad impiegare i dati in arrivo trasmessi da WhatsApp, con la possibilità di a condividerli anche con Messenger e Instagram.

Oltre all’imminente aggiornamento delle condizioni privacy, WhatsApp si appresta ad introdurre anche una nuova opzione per limitare la possibilità che altri utenti aggiungano il nostro contatto alle chat di gruppo. La funzionalità potrà essere abilitata nella sezione Impostazioni, accedendo al sottomenù Privacy-Gruppi.

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Nuove frodi su WhatsApp: i messaggi-truffa arrivano dai contatti registrati in rubrica

Continuano a moltiplicarsi i tentativi di truffa ai danni degli utilizzatori di Whatsapp in tutto il mondo. La sua crescente popolarità ha trasformato il servizio di messaggistica istantanea in uno degli strumenti prediletti dagli hacker per la diffusione di virus e per l’attuazione di frodi finalizzate alla sottrazione di denaro o dati personali. Di recente sono state messe in atto numerose truffe facendo credere all’utente che il messaggio contenente il malware provenga da uno dei contatti registrati in rubrica: in questo modo ovviamente la potenziale vittima è molto meno diffidente e tende ad assecondare le richieste presenti nella comunicazione. I truffatori quindi inviano un messaggio che al destinatario appare proveniente da uno dei suoi contatti, invitandolo a scaricare una app attraverso il link riportato nel testo. Il link porta ad una pagina in cui si chiede l’autorizzazione all’installazione di app esterne al Play Store di Google nonché all’accesso alle notifiche: ottenuto il consenso dell’utente, si innesca il processo di diffusione del virus, con l’inoltro del link stesso a tutta la lista contatti del malcapitato.

Un analogo meccanismo caratterizza quella che è stata identificata come “truffa del codice a 6 cifre”. Anche in questo caso l’utente riceve un messaggio da uno dei contatti della rubrica e la diffusione del raggiro si basa ancora su un meccanismo a catena, quindi i contatti degli utenti che cadono nel tranello ricevono a loro volta il messaggio-truffa. In questo caso la comunicazione non contiene nessun link ma una breve richiesta: “Ciao, ti ho inviato un codice per sbaglio, potresti rimandarmelo?” seguita appunto da un codice. Nel momento in cui il codice viene trasmesso, come da richiesta, scatta appunto la diffusione a catena della frode e il truffatore entra in possesso dell’account Whatsapp della vittima, avendo così la possibilità di agire sul profilo stesso in totale libertà.

Quelle appena descritte non sono che le più recenti frodi perpetrate tramite la popolarissima app. I tentativi di truffa vengono messi in atto con metodi sempre nuovi ed è pertanto opportuno adottare alcune cautele, diffidando da richieste inaspettate e insolite (anche se provenienti da contatti noti), evitando la condivisione, la diffusione e l’invio di codici e informazioni personali e abilitando le notifiche di sicurezza (in modo tale da ricevere una notifica in caso di modifica del codice di accesso a 6 cifre) nonché la verifica a due passaggi (con inserimento di un PIN personale al momento della registrazione del proprio numero di telefono su WhatsApp).

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9 febbraio 2021: Giornata Internazionale per la Sicurezza in Rete

Il 9 febbraio ricorre il Safer Internet Day (SID), la Giornata Internazionale per la Sicurezza in Rete. La data, istituita dal 2004 per promuovere un impiego sicuro, responsabile e consapevole delle nuove tecnologie e del web, si celebra in oltre 140 Paesi ed è ormai diventata un punto di riferimento per gli operatori dell’IT e delle telecomunicazioni nonché per la società civile e per le istituzioni. Un vero e proprio simbolo internazionale, dunque, creato allo scopo di far riflettere l’opinione pubblica, e in particolare le fasce più giovani della popolazione, sulla sicurezza in Rete e sull’importanza del ruolo attivo degli utenti nel contrasto ai potenziali rischi in agguato sul web.

Ogni anno in occasione del Safer Internet Day vengono organizzati eventi, convegni, campagne di sensibilizzazione e altre iniziative focalizzate su cyberbullismo, pedopornografia, privacy, dipendenza da videogames, problematiche sociali e psicologiche derivanti dall’eccessivo utilizzo delle nuove tecnologie e altre tematiche affini.

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2020 meno investimenti in cybersecurity e aumentano attacchi informatici

L’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano ha pubblicato i risultati delle ultime rilevazioni sul mercato delle soluzioni di sicurezza informatica nell’anno appena concluso. Anche questo settore non è esente dalle ripercussioni della grave emergenza sanitaria ancora in corso: la pandemia non ha bloccato del tutto la crescita degli investimenti, che aumentano del +4% rispetto al 2019, ma ha segnato un rallentamento rilevante, poiché almeno un’impresa su cinque ha diminuito il budget destinato alla cybersecurity.

Il report ha riscontrato inoltre un aumento degli attacchi informatici, dovuto in parte alla crescente abilità dei cybercriminali nonché a fattori legati alla diffusione capillare delle piattaforme di collaborazione e del lavoro da remoto, che naturalmente implica l’utilizzo di dispositivi personali e reti domestiche.

La ricerca del Politecnico ha inoltre constatato che un’impresa su due ha trasformato la crisi attuale in un’occasione di rinnovamento e per sensibilizzare sempre di più i dipendenti nei confronti delle questioni legate alla tutela dei dati personali. Le aziende del settore hanno mostrato una particolare propensione ad investire nelle soluzioni di “endpoint security” (quindi finalizzate alla protezione di ciascun dispositivo connesso alla rete) e di “network & wireless security” (quindi di protezione delle infrastrutture da accessi impropri). Persistono, comunque, rilevanti lacune dal punto di vista organizzativo per quanto riguarda la responsabilità della sicurezza informatica, poiché solo il 41% delle grandi aziende affidano questa competenza ad una figura professionale specializzata.

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